Giovanni Vanni Frajese ci introduce alla Neurobiologia della felicità: perché vuoi ciò che vuoi.
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- 19 gen
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Aggiornamento: 7 giorni fa
Sabato 7 febbraio a Malpensa Benessere il gradito ritorno del dottor Giovanni Vanni Frajese, Giovanni Frajese è medico, neuroendocrinologo. Professore universitario di Endocrinologia e Scienze Tecniche Mediche e Chirurgiche Avanzate avanzate presso l’università di Roma Foro Italico. Ricercatore e autore di numerosi articoli su riviste scientifiche, nazionali e internazionali.
Un momento prezioso per chiunque abbia a cuore la propria salute e benessere psicofisico.

Vi è mai capitato di desiderare ardentemente qualcosa – un nuovo smartphone, una promozione o anche solo un dolce – per poi ritrovarvi, dopo averlo ottenuto, con un senso di vuoto o di indifferenza? Questo paradosso non è un difetto del vostro carattere, ma il risultato di una complessa architettura biologica. La neurobiologia della felicità ci insegna infatti che il nostro cervello non è progettato per farci stare bene per sempre, ma per spingerci a cercare continuamente di più.
Il Quartetto Chimico che Governa le Emozioni
Dietro ogni nostra sensazione di benessere si cela un preciso cocktail chimico. Al centro di questo sistema troviamo la dopamina, spesso erroneamente definita la molecola del piacere. In realtà, la dopamina è il motore del "voglio": essa genera l'anticipazione, l'eccitazione della caccia, la spinta ad agire per raggiungere un obiettivo. È la forza che ci fa alzare dal divano, ma non è necessariamente quella che ci fa godere il traguardo.
Per la serenità a lungo termine, entrano in gioco altri attori. Mentre l’ossitocina tesse la trama dei nostri legami sociali, regalandoci sicurezza e senso di appartenenza attraverso il contatto e la fiducia, la serotonina agisce come un regolatore dell'umore, legata al nostro senso di valore e status. A completare il quadro intervengono le endorfine, i nostri antidolorifici naturali, che trasformano lo sforzo fisico in una sensazione di euforia temporanea.
L’Inganno del Sistema di Ricompensa
Ma se abbiamo a disposizione questa "farmacia interna", perché spesso ci sentiamo insoddisfatti? La risposta risiede nel circuito mesolimbico di ricompensa. Evolutivamente parlando, il cervello non ha interesse a renderci felici in modo statico; il suo compito è tenerci in vita. Per questo motivo, la dopamina ci spinge verso il cibo, il sesso o il successo sociale: elementi che garantivano la sopravvivenza dei nostri antenati.
Una volta ottenuto lo stimolo, però, interviene l’adattamento edonico. Il nostro cervello è incredibilmente abile nell'abituarsi alle novità, trasformando rapidamente un lusso in una necessità quotidiana. È il fenomeno del "tapis roulant edonico": corriamo sempre più veloci verso il prossimo desiderio solo per mantenere costante il nostro livello di soddisfazione di base.
Desiderare non significa Gradire
Uno dei contributi più affascinanti della neuroscienza moderna, merito degli studi di Kent Berridge, è la distinzione tra "Wanting" (volere) e "Liking" (gradire). Si tratta di circuiti neurali distinti e, purtroppo, non sempre allineati. Il sistema del desiderio è estremamente potente e facile da attivare, mentre quello del piacere reale è più fragile.
Pensate allo scrolling infinito sui social media: sentiamo un impulso irrefrenabile a continuare (Wanting), guidati da scariche di dopamina, ma dopo mezz'ora ci rendiamo conto che l'esperienza non ci ha dato alcuna gioia reale (Liking). Siamo intrappolati in un desiderio che non produce piacere.
Verso una Felicità Sostenibile
Comprendere questi meccanismi ci offre la chiave per una vita più equilibrata. La scienza suggerisce che la felicità sostenibile non si trova inseguendo un'unica fonte chimica, ma imparando a diversificare.
Non possiamo basare la nostra esistenza solo sulla dopamina dei successi rapidi o degli acquisti compulsivi. Dobbiamo nutrire attivamente la serotonina attraverso la gratitudine e l'ossitocina attraverso relazioni profonde e autentiche.
Infine, è fondamentale riscoprire il valore della sfida. Il piacere ottenuto senza alcuno sforzo è destinato a svanire in un istante. Al contrario, la soddisfazione che deriva dal superamento di un ostacolo o dall'apprendimento di una nuova competenza lascia una traccia biochimica molto più profonda e duratura. In ultima analisi, capire perché vogliamo ciò che vogliamo è il primo passo per imparare a desiderare ciò che ci fa bene davvero.




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